editoriale

Investire in conoscenza per sviluppare il business assicurativo

Sono passati solo tre anni da quando il settore assicurativo ha cominciato a rendersi conto che doveva correre per affrontare un mercato che, con il progredire delle nuove tecnologie, stava profondamente cambiando. E che il modo più veloce per appropriarsi del know how innovativo sarebbe stato quello di acquisire startup tecnologiche.
Ora la corsa è entrata nel vivo con una brusca accelerazione del ritmo. Basti pensare che nel 2017 gli investimenti nell’insurtech sono aumentati globalmente del 32% rispetto all’anno precedente, arrivando a 2.316 miliardi di dollari. In testa ci sono gli Stati Uniti, ma anche l’Europa si è distinta (in particolare Regno Unito e Germania) segnando un incremento del 118%. L’internet delle cose, l’intelligenza artificiale, i big data, la blockchain stravolgeranno in breve tempo comportamenti, usi, abitudini, convinzioni della clientela aprendo nuovi e inediti scenari che richiederanno alle assicurazioni un profondo rinnovamento culturale, strutturale, strategico del business. Rinnovamento basato su un nuovo approccio rispetto al passato che parte dall’attenta osservazione dell’evoluzione in corso nell’economia e nel mercato per arrivare alla formulazione di servizi e prodotti che vadano incontro alle nuove esigenze. In altre parole per costruire un’offerta adeguata occorrerà innanzitutto capire come evolve il mondo per esempio nel welfare, nella sanità digitale, nella domotica, nella mobilità altrimenti si rischia di lasciare ad altri, ed in particolare a coloro che operano in questi ambiti, la possibilità di offrire servizi di sicurezza e di protezione oggi tipici dell’assicurazione. Ciò renderà l’attività dell’assicuratore più complessa di prima in quanto richiederà forte impegno nella comprensione e nella conoscenza di molteplici contesti tra loro molto diversi e di nuovi rischi (cyber risk, reputazionali, climatici ecc.). Non basterà inoltre raccogliere dati dalla clientela, ma pensare ad applicazioni pratiche su di essi anche perché la disponibilità dei dati è stata già acquisita da grandi realtà internazionali del web che potrebbero facilmente lanciarsi nel business assicurativo come già in parte sta avvenendo.
Si va insomma verso un mondo dove la capacità di adottare nuove forme di competizione e nuovi business model è fondamentale. E mette in discussione le strutture e le impalcature mentali precedenti. Le stesse reti distributive si devono adattare al fatto che le persone, anche delle generazioni più adulte, lavorano ormai spesso a distanza con mobile device intelligenti. Questi fra poco, con lo sviluppo dei big data e dell’intelligenza artificiale, saranno in grado di proporre essi stessi servizi assicurativi adatti alle varie specifiche esigenze. Per restare competitivi, dovranno fare lo stesso e meglio.
Così mentre in passato quasi tutti i gruppi assicurativi avevano strategie molto generiche abbastanza simili l’una con l’altra, ora viene loro richiesto una maggiore specializzazione.
Che poi questo avvenga all’interno di un’unica realtà o di varie realtà, dipenderà dalla dinamica dei vari gruppi e dalla loro capacità di investimento. In un mondo infatti dove la conoscenza diventa essenziale per interpretare meglio i bisogni delle persone e soddisfarli, le risorse finanziarie destinate al continuo rinnovo di tecnologie che evolvono velocemente, diventano un must basilare. Ciò porterà inevitabilmente ad una ulteriore concentrazione di operatori. Ma lo sviluppo di maggiore conoscenza e attenzione al mercato porterà anche a organizzazioni flessibili che vedranno gruppi di lavoro con competenze diverse
convivere in modo fluido e nello stesso tempo compatto verso obiettivi comuni.

La Idd stringe il legame tra compagnie e agenti

Alcuni cambiamenti introdotti dalla Idd stanno già per essere messi in atto dalle compagnie, in particolare quelli relativi alla Pog (product oversight governance). Normativa che andrà a incidere sul rapporto impresa-intermediario-cliente nel collocamento dei prodotti assicurativi. La Pog si divide in quattro fasi: le prime tre che fanno capo alle compagnie, riguardano la creazione del prodotto, la valutazione della sua efficacia (che andrebbe affidata a una squadra di specialisti) e la scelta del canale più adatto a distribuirlo. La creazione del prodotto è strategica, da essa infatti dipende tutto il processo messo in atto dalla Pog che ne segue. Nel momento stesso in cui le compagnie iniziano a disegnare il prodotto, devono infatti individuare il target di riferimento e i bisogni da coprire in termini assicurativi. Poi,
una volta testato il prodotto, il canale va scelto in base alle competenze, esperienze, e conoscenze su quel determinato tipo di prodotto che si intende collocare sul mercato. Ed è qui che inizia una stretta collaborazione tra imprese e intermediari nell’interesse del cliente. Le compagnie saranno tenute da un lato a informare la rete sulle caratteristiche del prodotto, su come hanno determinato il target market e qual è il cliente che intendono soddisfare, dall’altro a chiedere alla rete tutte quelle informazioni necessarie per controllare se la distribuzione del prodotto in questione avviene correttamente e secondo le modalità previste dalla legge e dai regolamenti applicativi. In altre parole nei casi di prodotti semplici dovranno accertarsi se l’intermediario li collochi applicando correttamente i criteri di appropriatezza.
finanziario, o anche danni con caratteristiche di rischiosità, se l’attività di consulenza prestata, in questo caso obbligatoria, sia effettuata rispettando i principi di adeguatezza. Quest’ultimo è un tema spinoso per le numerose ricadute sull’impostazione dei sistemi di costruzione dei prodotti, di targetizzazione
delle imprese, di remunerazione. Si tratta quindi di una verifica sull’attività distributiva più approfondita rispetto a quella normalmente fatta sull’operato degli intermediari. Inoltre la compagnia dovrà verificare con il supporto delle reti, la tenuta del prodotto e cioè se effettivamente quest’ultimo risponde alle esigenze. Se non mantiene nel tempo le sue caratteristiche, la compagnia deve intervenire applicando eventuali azioni correttive a tutela del cliente. È facile quindi intuire come l’applicazione della direttiva europea Idd, che di fatto rappresenta per il settore assicurativo ciò che la Mifid è per quello finanziario, avrà delle evidenti conseguenze sul rapporto tra agenti e mandanti in termini di integrazione non solo per garantire quel flusso di informazioni continuo e costante richiesto dalla Pog, ma anche per far si che l’intero processo messo in atto dalla Pog a partire dalla creazione del prodotto avvenga nel pieno rispetto dei principi sanciti dalla direttiva. In altre parole se la Mifid per le banche e la distribuzione finanziaria è stata dirompente, la Idd lo sarà altrettanto per il settore assicurativo. Mentre per le banche c’è stata all’inizio, si parla di dieci anni fa, una eccessiva produzione cartacea di documenti e di procedure con un
conseguente notevole aggravio di lavoro, per la Idd, ci si auspica, almeno in questo senso, un minore aggravio grazie al progresso tecnologico che nel frattempo è avvenuto.