Mercato assicurativo e bond catastrofe: un giro da 15 miliardi di dollari

Il mercato assicurativo sta vivendo una fase di grandi cambiamenti, dovuti in parte all’avanzamento tecnologico, un processo fisiologico che in realtà interessa qualsiasi ambito della società globale. Un altro fattore che ha contribuito a influenzare il mondo delle assicurazioni è quello ambientale, cioè l’aumento di eventi catastrofici per i quali i beni di valore devono essere ammortizzati o risarciti.

Da un lato, quindi, diventa sempre più popolare e diffusa la scelta di affidarsi a prodotti di protezione come una buona polizza vita o casa, dall’altro si svela un mercato immerso in numerose difficoltà e che, per reagire, ha fatto ampio ricorso ad uno strumento di tutela: i bond catastrofe. Il nome altisonante rivela, in realtà, un prodotto molto semplice, cioè obbligazioni che le compagnie assicurative emettono per garantirsi maggiore liquidità.

Nel 2023, annata record per le temperature registrate, si è registrato un giro di affari record rispetto all’emissione di questi bond catastrofe, considerando la lunga lista di eventi climatici distruttivi che si sono verificati. Sono stati emessi, infatti, a livello globale, circa 15 miliardi di dollari di bond catastrofe e, forse, il trend continuerà addirittura a crescere.

La situazione di Ania: quante assicurazioni in Italia?

Secondo i dati di Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), in Italia solo il 5,3% delle circa 35 milioni di unità abitative è assicurato contro eventi climatici catastrofici. A livello aziendale, solo il 7% delle piccole e medie imprese (Pmi) è coperto dai rischi naturali. Questa situazione è particolarmente critica considerando che l’Italia è esposta a rischio sismico e vulnerabilità idrogeologica.

Assicurazioni come “strumento di gestione del rischio climatico”

Il ruolo cruciale delle assicurazioni nell’affrontare il rischio climatico è stato particolarmente evidente in questi ultimi mesi. Di conseguenza le compagnie hanno fatto ampio ricorso a titoli azionari particolari, emessi proprio in risposta agli eventi climatici e ai danni da essi causati.

Queste obbligazioni, in pratica, sono uno strumento vitale che consente alle compagnie di rifondere i danni senza andare in rosso. La Commissione europea, già nel 2018, aveva riconosciuto il ruolo delle assicurazioni come uno “strumento di gestione del rischio climatico“.

Questa prospettiva va oltre il semplice risarcimento per danni causati da eventi climatici, perché si estende anche all’obiettivo di contribuire alla riduzione del rischio stesso. Di conseguenza, in un momento storico in cui è evidente a tutti che la consapevolezza circa l’ambiente sia aumentata, le assicurazioni si trovano a svolgere un ruolo guida insieme a Governi, banche e cittadini.

In Italia la Legge di Bilancio è intervenuta sul tema: ecco come

La Legge di Bilancio 2024, a tale proposito, ha introdotto significative misure per affrontare il problema dei rischi climatici attraverso l’assicurazione. La nuova normativa stabilisce che tutte le imprese con sede legale nel Paese, ad eccezione delle aziende agricole, sono obbligate a sottoscrivere una polizza assicurativa: questa servirà a coprire danni a terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali e commerciali causati da eventi come sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni.

Sace, l’ente controllato dal Ministero dell’Economia, garantirà una copertura fino al 50% degli indennizzi che le assicurazioni dovranno pagare, fino a un massimo di 5 miliardi nel 2024. Questo obbligo mira a distribuire il rischio in modo più equo attraverso l’abbassamento dei prezzi di acquisto che incentiveranno le aziende a proteggersi di più dal rischio climatico.

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