Un vademecum per gestire al meglio il lavoro agile

Il broker Mansutti ha realizzato un’indagine sulla gestione dello smart working nel lungo periodo da parte delle aziende. E ha stilato un vademecum affinché possano garantirsi rendimenti, continuità operativa, protezione degli asset e mitigazione di rischi e imprevisti

Sei aziende su 10, una volta che la pandemia sarà definitivamente archiviata, continueranno a utilizzare lo smart working in percentuali non superiori al 20% della forza lavoro. è uno dei dati che emerge da un’indagine realizzata da Mansutti, storico broker assicurativo indipendente, che ha interpellato un campione rappresentativo di oltre 30 imprese, in gran parte con un fatturato di oltre 10 milioni di euro e con più di 50 dipendenti.

Dallo studio è emerso l’identikit dell’azienda media che da un anno ormai si trova di fronte alla necessità di riorganizzarsi internamente con nuove modalità di lavoro e di interconnessione. Tra i dati raccolti si evince che la conoscenza su come contrattualizzare il lavoro agile non è sufficientemente adeguata, il 50% dei titolari di impresa afferma infatti di non disporre di informazioni chiare e precise su forme e modalità attraverso cui regolarizzarlo; che il 77% delle aziende ha dotato i propri dipendenti di strumenti idonei per svolgere l’attività lavorativa da casa; quasi un quarto delle aziende ha verificato gli spazi di lavoro, la connessione di rete e ha avviato attività di formazione tecnica e comportamentale; che esiste la consapevolezza generale del pericolo a cui è esposta la sicurezza dei dati aziendali, ma solo il 36% delle aziende è ricorso all’implementazione di misure di protezione idonee, intervenendo sulla struttura It, modificando firewall, antivirus, authority agli accessi o vpn gateway per garantire la continuità operativa; che la maggioranza (il 56,7%) considera il lavoro da casa più uno svantaggio che un vantaggio, i titolari di azienda ritengono che la flessibilità lavorativa abbia infatti determinato maggiori carichi di lavoro.

 «Le complessità da gestire nello smart working per un’impresa sono diverse», spiega Tomaso Mansutti, amministratore delegato di Mansutti Spa. «Ed è quindi fondamentale conoscerle e saperle affrontare in modo efficace, con l’obiettivo di trasformarle in grande opportunità di cambiamento e miglioramento». Per questo il broker ha quindi stilato un vademecum di sei step essenziali e utili alle aziende per assicurarsi continuità operativa in ogni circostanza, rendimenti, protezione degli asset e  mitigazione dei rischi:

• Verifica della contrattualistica assicurativa in atto; mappatura e trasferimento dei rischi

• Negoziazione e redazione di accordi di smart working collettivi e individuali

• Assessment e implementazioni in ambito data protection e cybersecurity

• Analisi degli spazi e relative destinazioni d’uso per produrre proposte progettuali inerenti lo smart working.

•  Elaborazione di un piano di business continuity strutturato da aggiornare ogni anno

•  Coordinamento di tutte le attività dedicate ai lavoratori: la formazione, la comunicazione interna ed esterna, le azioni di change management per realizzare e supportare l’evoluzione culturale e organizzativa aziendale.

Il confine lavorativo-personale, diventato più labile con lo smart working, ha evidenziato nuovi casi di infortuni che potrebbero non essere coperti dall’Inail: va verificata la definizione di eventuali polizze a copertura del solo rischio professionale per la concreta sovrapposizione del rischio da infortunio domestico a quello lavorativo. Eseguire un check della clausola di definizione della copertura professionale ed extraprofessionale nelle polizze infortuni e quella di assicurato nella copertura di responsabilità verso i prestatori di lavoro può fare la differenza.

A questo si somma il valore aggiunto di cui si può beneficiare dall’avere in dotazione un business continuity plan aziendale, il piano organico che assembla il piano d’emergenza, il disaster recovery plan e il crisis communication plan. Un Bcp aggiornato ogni anno può fornire un grande vantaggio: l’impresa si prepara per gestire e affrontare futuri incidenti che possono minacciare le proprie funzioni vitali e la propria sopravvivenza nel lungo termine, così come la continuità operativa nel tempo.

Verificare la presenza della copertura dei danni subiti a seguito di un errore del personale o di programmazione, o essere a conoscenza di quali responsabilità gravino sull’azienda in caso di violazione di obblighi di riservatezza e di sicurezza della rete, sono, invece, tra le azioni più importanti da compiere in ambito cyber. Secondo il Cisco Cybersecurity Report Series 2020, le aziende con oltre 100mila record interessati dalla violazione dei dati più grave, sono aumentate dal 15% del 2019 a oltre il 19% del 2020. Le aree di business più colpite sono legate a quelle delle operazioni e alla reputazione del marchio, seguite dall’area finanze, proprietà intellettuale e fidelizzazione dei clienti.

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