Cambiamenti climatici, le assicurazioni sono in ritardo

Secondo il rapporto World Property and Casuality Insurance Report 2022 redatto da Capgemini e Emsa, gran parte delle compagnie di assicurazione sono in ritardo sugli adeguamenti agli scenari futuri dei cambiamenti climatici. Il rapporto rileva, infatti, che soltanto l’8% dei gruppi assicurativi sono preparate agli eventi futuri e ai possibili disastri ambientali causati dal climate change.

L’impatto dei cambiamenti su vaste zone

Anche se il tema dei cambiamenti climatici è all’ordine del giorno nelle agende dei governi e delle istituzioni internazionali, le perdite economiche globali dovute a disastri climatici dal 1990 sono lievitate del 250%. In parallelo la curva delle perdite di beni assicurati è cresciuta di 3,6 volte, più obliqua rispetto ai beni non coperti da nessuna polizza.

Complessivamente, quindi, il settore assicurativo ha mostrato poco interesse l’aumento degli incidenti causati dal climate change, nonostante alcuni eventi sconvolgenti che hanno avuto parecchio risalto sui mass media. Basti pensare all’uragano Katrina negli Stati Uniti, il terribile incendio in Australia, le inondazioni in diversi paesi europei (di cui l’alluvione in Germani del 2021 è un caso eclatante). Quello che può aver influito sulle decisioni dei grandi gruppi è la sensazione che questi fenomeni siano ristretti ad aree regionali specifiche.

Le Assicurazioni alle prese coi cambiamenti climatici

Le informazioni e le conoscenze sul tema dei cambiamenti climatici sono diventate di dominio pubblico. Nonostante ciò, il 53% degli assicuratori non ha adottato alcun provvedimento per arginare le conseguenze. Soltanto 21 assicuratori su 100 hanno presentato messo in pratiche delle soluzioni esaustive. Il 30% investe in aziende non sostenibili, il 20 prevede coperture solo per le rispettive imprese. Soltanto l’8% ha adottato linee guida proporzionate alla portata del climate change in atto. Le zone in cui i disastri ambientali sono più frequenti sono già state blindate dagli investimenti. Resta l’intera superficie terrestre, che probabilmente non rimarrà immune dagli sconvolgimenti climatici.

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