LOCKDOWN

LOCKDOWN: come e perché sta cambiando le nostre vite

L’attuale clima di insicurezza dovuto all’instabilità della situazione politica rende le famiglie italiane dubbiose sui progetti futuri.

Cattolica, cresce il risultato operativo

Il Consiglio di Amministrazione di Cattolica Assicurazioni riunitosi oggi a Verona sotto la Presidenza di Paolo Bedoni ha approvato i risultati al 30 settembre 2020

Atanasio Pantarrotas, Vicedirettore Generale e Chief Financial Officer del Gruppo Cattolica Assicurazioni, ha commentato: “I risultati dei primi nove mesi dell’anno confermano la solidità del Gruppo Cattolica Assicurazioni
anche di fronte a un contesto di mercato, sociale ed economico eccezionale. Pur nell’inedito scenario che si è delineato in conseguenza della pandemia globale, al termine dei primi nove mesi del 2020 il Gruppo ha registrato un risultato operativo in sensibile miglioramento a 297 milioni di euro, con un Solvency II Ratio pari al 161% prima dell’impatto dell’aumento di capitale. Il solido andamento registrato finora ci permette di confermare
ancora una volta le previsioni di esercizio, con un Risultato Operativo atteso tra i 350 e i 375 milioni di euro. Alla fine del mese di ottobre è stato eseguito l’aumento di capitale da 300 milioni di euro riservato a Generali, passo
fondamentale per l’avvio della partnership con il Gruppo che ci permetterà di generare nel tempo ulteriore valore per i nostri stakeholder”.

La raccolta premi complessiva del lavoro diretto ed indiretto Danni e Vita1cala del 17,3% a €4.124mln prevalentemente a seguito del periodo di lockdown. Nel business Danni diretto si riscontra una flessione del 2,6% dovuta all’Auto. Il calo della raccolta Vita è pari al 24,0%.
Il combined ratio risulta in netto miglioramento al 90,0% (-5,1 p.p.) nonostante l’accantonamento per tener conto del voucher per i clienti Auto che pesa il 3,3% dei premi di competenza2. Grazie anche ad una crescita nel segmento Vita, il risultato operativo3 segna un deciso incremento del 37,5% a €297mln, portando il RoE operativo4 ad attestarsi al 10,0%.
L’Utile Adjusted5 ai 9M2020 è pari a €116mln, in crescita del 21,0% rispetto ai 9M2019 nonostante diverse svalutazioni su investimenti immobiliari (-€14mln), partecipazioni (-€5mln) ed azioni e fondi AFS(-€7mln). L’utile netto di Gruppo6 a €42mln (€84mln 9M2019) risulta in flessione rispetto all’anno precedente (- 50,5%) soprattutto a causa dell’impairment sul goodwill rilevato nel primo semestre (-€61mln).

Gestione Danni

La raccolta premi del lavoro diretto registra una flessione del 2,6% a €1.483mln.
Al risultato contribuisce per €726mln il segmento Non Auto, la cui raccolta è allineata allo scorso esercizio (+0,2%). I premi del segmento Auto si attestano a €757mln, in calo del 5,1% principalmente a causa della flessione della raccolta avvenuta nella fase di lockdown e dell’effetto delle iniziative a favore degli assicurati, tra cui il voucher. Il portafoglio polizze RCA, risulta in calo di circa 82.000 pezzi nei primi nove mesi del 2020, riduzione avvenuta prevalentemente nei primi quattro mesi dell’anno.
Il combined ratio7 passa da 95,1% a 90,0% (-5,1 p.p.) soprattutto grazie al deciso calo della frequenza legato alla minore circolazione veicolare e nonostante gli accantonamenti effettuati per far fronte al voucher per i clienti
Auto (corrispondente a 3,3 p.p. visibili nelle altre partite tecniche) e agli eventi atmosferici che hanno inciso per 7,1%, un livello ben superiore alle medie storiche, sia pure in linea con lo scorso esercizio. Il claims ratio del lavoro conservato risulta in calo al 56,1% (-9,0 p.p.) mentre l’expense ratio si attesta al 29,1%, in aumento di 0,3 p.p., prevalentemente per effetto del mix produttivo che incide sul commission ratio (+0,2 p.p). Si evidenzia che il claims ratio include l’ammontare dei sinistri legati al Covid-19 denunciati (soprattutto legati a business interruption e ad altre perdite pecuniarie).

Gestione Vita
Nel segmento Vita la raccolta del lavoro diretto è in calo del 24,0% a €2.625mln, anche per effetto della decisa decrescita durante il periodo del lockdown. Pur in un contesto di mercati finanziari decisamente sfavorevole,
le unit-linked mostrano un’incidenza del 24,4% sul totale della raccolta, quasi in linea con lo scorso esercizio.
Le nuove emissioni di polizze Vita rivalutabili con tassi garantiti pari a zero hanno favorito un progressivo ulteriore ribasso del minimo garantito medio dello stock di riserve del Gruppo, che si attesta a 0,51% (0,58% FY2019), in costante decremento come previsto dalle linee strategiche del Piano Industriale. Inoltre, la totalità delle nuove emissioni tradizionali è caratterizzata da un basso assorbimento di capitale grazie al loro ridotto profilo di rischio.
Gestione finanziaria e situazione patrimoniale Il risultato degli investimenti8 è pari a €374mln (€425mln 9M2019), scontando le svalutazioni sopra riportate (-€45mln lorde).
Gli investimenti ammontano a €32.637mln. Le riserve tecniche lorde dei rami Danni sono pari a €3.580mln (€3.704mln FY2019) e le riserve dei rami Vita, comprese le passività finanziarie da contratti di investimento, si attestano a €27.053mln (€28.003mln FY2019).
Il patrimonio netto consolidato è pari a €2.392mln al 30 settembre 2020, sostanzialmente allineato al valore del 31 dicembre 2019 (€2.351mln). L’indice Solvency II del Gruppo al 30 settembre 2020 è pari a 161%. Il ratio è
calcolato secondo la Standard Formula con utilizzo dei Group Specific Parameters (GSP) autorizzati dall’Organo di Vigilanza. Il ratio risulta in netto recupero rispetto al livello del trimestre precedente (141%) prevalentemente
grazie al restringimento dello spread sui titoli italiani (pari a -34bps sul nodo a 10 anni vs. la curva Euro Swap), e nonostante l’ulteriore discesa dei tassi risk free (-5bps il tasso Euro Swap decennale). Tale ratio non include l’effetto dell’aumento di capitale riservato di €300mln eseguito da parte di Assicurazioni Generali il 23 ottobre scorso. In base ad una stima, calcolata al 31 ottobre, l’indice Solvency II del Gruppo sarebbe pari a circa 205%; tale indicatore non tiene conto né dell’effetto potenziale dei recessi, né di quello dell’aumento di capitale in opzione già approvato e che sarà verosimilmente eseguito nei prossimi mesi.

Rete Distributiva
Al 30 settembre 2020 la rete agenziale conta 1.368 agenzie e gli sportelli di istituti bancari che collocano prodotti del Gruppo sono 5.953.

Emergenza Covid-19
Per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica in corso, business continuity e workforce protection sono state garantite attraverso l’immediata adozione dello smartworking esteso a tutti i collaboratori del Gruppo. Sono state
eseguite le attività necessarie per il ritorno in sicurezza nelle sedi operative, avvenuto nel mese di settembre con un massimo del 25% del personale in presenza, ma agli inizi di ottobre il Gruppo ha ritenuto opportuno ritornare alla modalità full smartworking in virtù della ripresa del contagio, mentre a garanzia e tutela dei clienti restano a disposizione degli stessi gli strumenti messi a disposizione negli scorsi mesi (pagamenti da remoto, vendita a
distanza Auto e Vita, Voucher Auto)

Per quanto riguarda le implicazioni sul business di Gruppo si rilevano i seguenti punti:

  • al forte calo della nuova produzione nelle settimane di lockdown, sia Danni, sia soprattutto Vita, è seguito dalla riapertura un processo di ritorno ai livelli standard, più veloce nel canale agenziale, meno immediato in
    quello bancassurance. Nell’ultimo trimestre si confermano i trend nei rami Danni, mentre il Vita nel confronto con lo scorso anno subisce un rallentamento anche in virtù dell’alta produzione del III trimestre 2019;
  • parallelamente all’andamento della nuova produzione, anche i riscatti Vita sono calati in maniera importante durante i mesi di lockdown (oltre – 75%), per poi tornare a crescere sebbene ancora oltre -20% rispetto ai livelli del pre lockdown;
  •  calo delle denunce dei sinistri in quasi tutti i rami (tranne le perdite pecuniarie), particolarmente nei rami Auto dove in alcune settimane il calo è stato di circa -80%. Al 16/10 complessivamente le denunce dei sinistri nei rami Danni sono stimate in calo del -22% rispetto al pari periodo 2019;
  • alla data odierna non si segnalano trend particolarmente negativi nelle denunce di sinistro a seguito della pandemia, né nel business Danni né in quello Vita. L’unico ramo toccato è quello delle perdite pecuniarie, a
    causa di business interruption e rimborso del reddito.

Prevedibile evoluzione dell’attività
Alla luce del solido andamento del risultato operativo, il CdA di Cattolica conferma la guidance indicata in data 6 febbraio 2020 e successivamente ribadita con i risultati del primo e secondo trimestre. Pertanto, la previsione
del Risultato Operativo per il corrente esercizio è compresa tra 350 e 375 milioni di euro.
Vanno comunque ricordati alcuni potenziali rischi, tra i quali l’emersione significativa di sinistri legati al Covid-19 ad oggi non noti, tra cui un forte aumento di quelli Vita (attualmente non verificatisi) o un andamento
particolarmente negativo della sinistrosità nell’ultimo periodo dell’anno.
Il risultato di utile netto di fine 2020 sarà dipendente anche da altri fattori, ad oggi non ponderabili.

RC Auto: quasi 4 polizze online su 10 stipulate da smartphone tra gli under 30

Tra gli under 30 il 45% si assicura con il cellulare. Nemmeno il lockdown ha penalizzato gli acquisti “mobile”

Lo smartphone è sempre più usato anche per fare l’assicurazione: tra chi stipula la polizza online, quasi 4 su 10 hanno acquistato l’Rc auto dal proprio telefono nei primi sette mesi del 2020. È quanto emerge dai  dati dell’Osservatorio Prima.it, che rileva che, tra gennaio e luglio di quest’anno, a utilizzare lo smartphone per aquistare una polizza auto, moto o furgone è stato il 36,8% dei clienti online, rispetto al restante 63,2% che ha utilizzato il Pc.

Proporzione che non è cambiata nemmeno con il lockdown che ha costretto in casa milioni di  automobilisti e motociclisti tra il 10 marzo e il 4 maggio. Infatti, le percentuali sono variate poco: in quarantena il 35,3% ha utilizzato lo smartphone per la polizza, contro il 64,7% che ha usato il Pc.

Tornando ai numeri dei primi sette mesi del 2020, l’uso del telefono resta un fatto anagrafico: per stipulare l’assicurazione viene utilizzato di più dai giovani under 30 (45%), seguiti da 30-50enni (42,3%) e over 50 (29,9%). Le regioni italiane più “mobile” sono Valle d’Aosta (46,4%), Friuli Venezia Giulia (45,9%), Lombardia (44,4%), Emilia-Romagna (44,3%) e Sardegna (43,5%), mentre quelle che usano meno il cellulare per la polizza sono Campania (25,9%), Sicilia (26,9%), Molise (31,8%), Puglia (32,2%) e Abruzzo (32,8%),

“La rivoluzione digitale condiziona tutti gli aspetti della nostra vita e ormai lo smartphone è utilizzato per tantissime attività per cui fino a pochi anni fa eravamo abituati a sederci al Pc, un comportamento che non è cambiato nemmeno con il lockdown che ci ha costretti in casa e avrebbe teoricamente potuto favorire l’uso del computer”, spiega Giacomo Testa, Head of Analytics di Prima Assicurazioni, che sottolinea inoltre che “la stessa cosa vale per le assicurazioni auto, moto e furgone, anche se, come evidenziano i dati, l’uso dello smartphone è più frequente tra i giovani, tra cui ci sono ormai molti nativi digitali. A livello territoriale, le regioni più ‘mobile’ sono tutte nel nord Italia, con l’eccezione della Sardegna che si posiziona ben al di sopra della media italiana”.

Smartphone vs Pc per tipo di veicolo

Se si guarda alle sole auto, nei primi sette mesi del 2020 lo smartphone è stato utilizzato per stipulare la polizza dal 36,4% dei clienti online, contro 63,6% che ha utilizzato il Pc. Le regioni più “mobile” si sono dimostrate Valle D’Aosta (50%), Friuli Venezia Giulia (46,8%) e Lombardia (45%), mentre quelle che hanno registrato un uso minore dei cellulari sono state Campania (25,4%), Sicilia (26,3%) e Molise (29,7%). La fascia di età under 30 ha usato per l’Rc auto il cellulare nel 44,7% dei casi, contro il 65,3% che ha preferito acquistare da Pc, mentre tra i 30-50enni le percentuali sono stare rispettivamente del 41,8% e 58,2%. Infine, tra gli over 50 il 29,7% ha utilizzato lo smartphone e il 70,3% il proprio computer.

Per assicurare la moto, sempre nei primi sette mesi del 2020, lo smartphone è stato utilizzato dal 39,2% dei clienti online, contro il 60,8% che ha utilizzato il Pc. Le regioni più “mobile” si sono dimostrate Trentino Alto Adige (48,2%), Sardegna (46,3%) e Piemonte (45,3%), mentre quelle che hanno registrato un uso minore dei cellulari sono state Campania (31,4%), Sicilia (34,4%) e Lazio (34,6%). La fascia di età under 30 ha usato il cellulare nel 48,5% dei casi, contro il 51,5% che ha preferito acquistare da Pc, mentre tra i 30-50enni le percentuali sono stare rispettivamente del 44,6% e 55,4%. Infine, tra gli over 50 il 31,4% ha utilizzato lo smartphone e il 68,6% il proprio computer.

I numeri, considerando i due tipi di veicoli, non sembrano dunque discostarsi troppo, se si esclude un utilizzo leggermente più diffuso dello smartphone per assicurare la moto rispetto all’auto.
Infine, per quanto riguarda i furgoni il cellulare è stato usato per la polizza dal 36,4% dei clienti online, contro il 63,6% che ha preferito acquistare da Pc.

Dall’emergenza sanitaria alla “Fase 3”: la “nuova normalità” tra crisi e opportunità

Ne abbiamo parlato a Doppio Binario, il programma di Le Fonti TV che affronta l’impatto del Coronavirus sui vari settori legali, mettendo a confronto i professionisti del diritto con il mondo imprenditoriale e finanziario

In un contesto come quello attuale, il filo che lega il mondo professionale e legale con quello imprenditoriale e finanziario deve essere rafforzato per affrontare i nuovi rischi e assetti di mercato creati dall’emergenza sanitaria. Per questo motivo Le Fonti ha creato Doppio Binario, il format esclusivo condotto da Gabriele Ventura e Simona Vantaggiato.

Nel corso delle puntate gli argomenti di attualità saranno affrontati da esperti di settore, i quali, da sempre, assistono nelle problematiche giuridiche e accompagnano, nella crescita e nel loro sviluppo strategico, numerose aziende, banche, operatori finanziari.

Grazie al nuovo programma si è discusso dell’impatto del Coronavirus sulle responsabilità del datore di lavoro, sia dal punto di vista organizzativo che normativo. L’organizzazione delle attività ha necessariamente dovuto modificarsi, causando nuovi rischi per il datore di lavoro in caso di contagio dei dipendenti. Un panel di esperti ha fornito consigli su come proteggersi e orientarsi tra i protocolli e le linee guida nazionali e territoriali.

Altro tema molto sentito è quello legato al settore dei crediti deteriorati. Durante il lockdown molte attività hanno subito un notevole rallentamento se non addirittura una totale chiusura. Il trend futuro vedrà quasi sicuramente un aumento degli NPL, come cambierà quindi il ruolo degli operatori specializzati, i cosiddetti servicer?

A guidarci tra questi temi spinosi:

 

Commercio internazionale: le filiere mondiali hanno ancora un futuro brillante

L’inizio del 2020 è stato segnato da un’improvvisa interruzione del commercio mondiale, frenato dalla recessione globale e all’impennata dell’incertezza.

Quest’anno la recessione dovrebbe coincidere con un forte calo del commercio mondiale internazionale, tanto più che in tempi di crisi tende a diminuire più del PIL. Ma l’impatto di questa reazione sproporzionata è difficile da misurare. L’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) prevede una diminuzione del commerciale globale dal 13% al 32%. Una stima che indica che tutte le regioni dovrebbero subire un calo a due cifre del volume degli scambi. Secondo il modello di previsione Coface, che si basa su alcuni indicatori tra cui il prezzo del petrolio, la fiducia delle imprese americane, le esportazioni coreane o ancora un indice di costo del trasporto marittimo, il commercio mondiale dovrebbe diminuire del 7% nel terzo trimestre 2020, rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, la situazione potrebbe essere peggiore poiché la consueta correlazione misurata attraverso modelli lineari non funziona necessariamente in tempi di crisi. Nei periodi di congiuntura economica negativa, il forte aumento dell’incertezza è una delle ragioni che spiega la reazione sproporzionata del commercio rispetto al PIL. Oggi, infatti, è ai massimi storici.

Un nuovo protezionismo che mira all’approvvigionamento in derrate alimentari e prodotti sanitari vitali pesa sul commercio mondiale

Il protezionismo è un altro fattore aggravante. Dall’inizio della crisi sanitaria, il protezionismo commerciale sembra essersi, finora, concentrato sul garantire una fornitura di prodotti alimentari e prodotti medici essenziali da parte dei Paesi. Lo scorso 22 aprile, il 56% delle misure commerciali (193) adottate dal Global Trade Alert erano correlate all’obiettivo sopramenzionato. La maggior parte di queste misure (110) riguardava il divieto di importazione di mascherine e altri dispositivi di protezione, respiratori e prodotti chimici necessari alla produzione di diversi farmaci.

In questo periodo, gli importatori agevolano l’entrata di prodotti medici, mentre gli esportatori rendono più difficile la loro esportazione. In questo contesto, il caso della Cina è particolare. Le esportazioni di prodotti sanitari cinesi sono diminuite del 15% a febbraio 2020 – in piena crisi sanitaria locale. Con una quota di mercato dominante del 55,3% delle esportazioni mondiali di mascherine, la cooperazione della Cina è stata tuttavia essenziale per approvvigionare il mondo. La produzione giornaliera cinese è passata a 116 milioni di mascherine, vale a dire 12 volte la quantità che produceva prima dell’epidemia.

Questa crisi ha portato anche ad un aumento del protezionismo nel settore agroalimentare. Le ondate di acquisti compulsivi innescate dalle prospettive del lockdown non si sono limitate alle famiglie. Alcuni Paesi particolarmente vulnerabili hanno cercato di creare riserve di cereali allo scopo di garantire continuità all’approvvigionamento alimentare nazionale. Oggi, un terzo della fornitura di grano del mercato è soggetta a misure restrittive prudenti da parte dei principali esportatori, in primis la Russia. In questa fase, i divieti di esportazione hanno portato soprattutto a uno spostamento della domanda verso i Paesi europei, come la Francia, così come a una carenza di offerta.

Oltre al grano, il riso è un altro prodotto di base fortemente ricercato in questo periodo singolare. In India, principale esportatore di riso, le misure di confinamento hanno interrotto le filiere di approvvigionamento nazionali, ridotto la disponibilità di manodopera e reso difficile l’accesso ai porti di esportazione, le spedizioni infatti non possono più essere garantite. La Thailandia, principale concorrente del mercato indiano, dispone di ampie riserve di riso, ma le sue esportazioni sono ostacolate dalle misure di confinamento adottate dalla Cambogia, i cui effetti privano la filiera dei lavoratori stagionali di cui necessita. Di conseguenza, il prezzo del riso ha raggiunto a fine marzo il livello più alto da 7 anni.

L’unica buona notizia è che i controlli alle frontiere durante il periodo di lockdown hanno avuto un impatto limitato sul commercio e sono state progressivamente allentate in Europa, al fine di rilanciare l’industria del turismo, e di limitare la carenza di manodopera, in particolare nel settore agricolo.

Proteggere le imprese dagli shock di approvvigionamento esteri è una missione impossibile

Nel lungo termine, le richieste di rilocalizzazione delle fasi di produzione all’interno dello stesso Paese costituiscono un ulteriore rischio per il commercio mondiale. Fin dall’inizio della crisi in Cina, le imprese del mondo intero hanno realizzato quanto dipendessero da questo Paese nelle loro filiere e ora cercano di aumentare la resilienza delle proprie catene di approvvigionamento agli shock esteri dell’offerta. Sono emerse due opzioni possibili: rilocalizzazione completa della produzione sul mercato interno e strategia di diversificazione dei fornitori.

Nel contesto attuale, immaginare una rilocalizzazione completa dei processi produttivi a livello nazionale o regionale evidenzia i problemi legati all’aumento dei costi di produzione e alla mancanza di competenze nazionali. E anche se questi problemi fossero presi in considerazione, un nuovo processo di produzione a livello domestico dipenderebbe comunque dall’approvvigionamento di materie prime, che non può essere trasferito.

La resilienza delle filiere di approvvigionamento dipenderà anche dalla riduzione della dipendenza da un Paese specifico diversificando i fornitori. Oggi infatti, sembra possibile trovare alternative al più importante Paese fornitore del mondo, vale a dire la Cina, per molti settori. Tuttavia, i principali produttori di un settore sono fortemente collegati tra loro, quindi la dipendenza dalla Cina non scomparirà del tutto, anche se l’offerta di fattori produttivi dagli altri principali hub del settore è maggiormente diversificata.

Le filiere mondiali hanno ancora quindi un futuro brillante.

“Questi primi mesi 2020 hanno completamente ridisegnato l’andamento ed i trend del commercio mondiale, esponendolo ad una serie di forti fattori di rischio”, sottolinea Ernesto De Martinis, CEO di Coface in Italia e Head of Strategy Regione Mediterraneo & Africa. “Tuttavia, anche in questo periodo così difficile, è comunque possibile intravedere degli spiragli positivi, per alcuni comparti in particolar modo. Seppure presenti, infatti, dobbiamo ricordare che le misure di controllo dei confini hanno avuto un impatto limitato sulla circolazione delle merci, ed il loro possibile prossimo allentamento in Europa potrebbe ridare apertura sia al turismo sia al settore agricolo, permettendo lo spostamento dei lavoratori del settore. Allo stesso tempo, anche la consapevolezza di dover cercare alternative per ridurre le dipendenze di commercio estero dalla Cina potrebbe dare un impulso positivo alle economie globali, creando nuove rotte e interconnessioni”, aggiunge De Martinis

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