Le nuove tecnologie migliorano la gestione dei rischi

L’obiettivo è accrescere l’efficienza, semplificare i processi e migliorare l’offerta di prodotti a favore dei consumatori e di tutto il sistema paese. Lo strumento per farlo è la tecnologica. Ma, secondo l’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, non basta promuovere singoli progetti per sfruttare al meglio le potenzialità del digitale, serve una visione strategica complessiva per adeguare il modello di business in termini di gestione dei rischi, dei prodotti e della distribuzione, e per cogliere le opportunità e le sinergie offerte dall’innovazione

Lo sorso 10 marzo l’Ivass ha organizzato un workshop, naturalmente digitale, visti i tempi, dal titolo «Innovazione digitale, ecosistema assicurativo, inclusione e mutualità». Più che un titolo, un messaggio programmatico: far crescere l’ecosistema assicurativo favorendo l’innovazione tecnologica quale strumento per migliorare la gestione dei rischi e l’interazione con la clientela. Per accrescere l’efficienza, semplificare i processi e migliorare l’offerta di prodotti a favore dei consumatori e, in via più generale, del sistema paese.

«L’innovazione digitale», ha spiegato aprendo i lavori il consigliere dell’Ivass Riccardo Cesari, «è tra gli elementi che stanno guidando e ancora guideranno l’evoluzione del mercato assicurativo nel prossimo futuro.  Ma non basta promuovere singoli progetti per sfruttare al meglio le potenzialità del digitale: serve una visione strategica complessiva per adeguare il modello di business in termini di gestione dei rischi, dei prodotti e della distribuzione, e per cogliere le opportunità e le sinergie offerte dall’innovazione».

Il settore assicurativo fa tradizionalmente ricorso a dati e modelli di analisi: «L’innovazione tecnologica», ha sottolineato Cesari, «rende disponibile un numero crescente di informazioni, di vario genere, che possono essere utilizzate con tecniche di big data analysis e strumenti di intelligenza artificiale. L’impatto è potenzialmente rilevante in tutte le componenti del processo assicurativo. Siamo consapevoli della necessità di valutare i rischi introdotti dai nuovi processi e dai nuovi prodotti».

I dati sui comportamenti degli assicurati, «raccolti dalle black-box delle auto e dai device personali o domestici connessi nella internet of things forniscono informazioni di dettaglio, costantemente aggiornate, che consentono di creare prodotti su misura, più coerenti con le esigenze del cliente e con un’adeguata valutazione del rischio. La necessità di competenze e tecnologie per sfruttare queste informazioni apre il mercato a nuovi operatori, dotati di elevate capacità di innovazione e di analisi avanzata dei dati. Ne può derivare anche una modifica del perimetro di azione dell’attività di vigilanza».

Tuttavia, ha proseguito il consigliere dell’Ivass, «le nuove modalità di offerta e distribuzione possono introdurre nuove forme di asimmetria informativa tra cliente, distributore e impresa. Un’eccessiva personalizzazione dell’offerta potrebbe ridurre gli ambiti di mutualità e limitare il confronto tra i prodotti. La valutazione della sostenibilità dei nuovi business model, digitali e data-driven, deve tener conto della conformità degli operatori anche alle normative sulla concorrenza e sulla privacy. Nello stesso tempo, l’innovazione digitale può aiutare le reti degli agenti “veri” a rafforzare la relazione di prossimità con la clientela, con benefici nella prestazione di attività di consulenza e assistenza e nella piena rispondenza dei prodotti alle esigenze di protezione».

Il progressivo utilizzo di piattaforme tecnologiche, è l’avvertimento di Cesari,  «richiede certezza legale e regole comuni di accesso, governo e condotta. Va ricercato un equilibrio tra la protezione dei dati, bene comune irrinunciabile, e la possibilità di utilizzare quelli necessari allo sviluppo di nuovi prodotti e nuovi mercati. La formazione del personale delle imprese e dei fornitori tecnologici sui nuovi approcci e linguaggi ma anche sugli aspetti regolamentari consentirà di integrare competenze e promuovere una innovazione consapevole. L’educazione assicurativa potrà fornire alla clientela conoscenze per utilizzare al meglio i prodotti e i processi digitali, garantendo scelte consapevoli, basate sulla comprensione delle clausole contrattuali, anche – e qui sta la sfida – in caso di prodotti acquistabili istantaneamente con un clic».

Ecco perché, «occorre mettere in atto interventi da parte delle istituzioni e delle imprese per far crescere l’intero sistema e garantire concorrenza e cooperazione, anche mediante la definizione di standard e condizioni per la portabilità dei dati e l’interoperabilità tra operatori vecchi e nuovi. Per garantire la stabilità del sistema, è necessario valutare i nuovi rischi e prevederne, nella regolamentazione, un’adeguata misurazione e tutela. Mi riferisco, tra gli altri, ai rischi operativi e cyber».

Solo così, «l’integrazione dei nuovi modelli e strumenti di business con i processi e i sistemi esistenti potrà contribuire a una crescita ordinata del settore, in cui inclusione della clientela e mutualità restino fondamentali elementi per garantire sia il corretto funzionamento del mercato sia la piena tutela del consumatore. Come supervisori, non intendiamo essere solo osservatori (o peggio “frenatori”) del cambiamento ma anche, nel rispetto dei ruoli, attori dello stesso mediante un’azione di interpretazione evolutiva e revisione regolamentare, di focalizzazione delle prassi di vigilanza e di analisi del mercato. Andrà individuato l’impatto dell’innovazione sulla normativa nazionale ed europea e sulle prassi di vigilanza, al fine di evitare arbitraggi regolamentari. Si dovranno chiarire i criteri da mantenere e consolidare le possibili semplificazioni. In questo saranno di aiuto le iniziative per favorire il dialogo con il mercato (via innovation hub) e la sperimentazione di prodotti e processi (via sandbox).

Ci proponiamo un approccio di vigilanza prudenziale e di tutela del consumatore che sia pragmatico, multidisciplinare e aperto al confronto con il mercato, con gli esperti del settore e con le associazioni dei consumatori, per sviluppare competenze reciproche attraverso concrete esperienze sul campo. Una completa valutazione dei costi e benefici della regolamentazione, anche nell’ambito del coordinamento internazionale, guiderà l’attuazione dei provvedimenti necessari».

Con questi propositi, che sono un impegno e una prevision

I lavori sono stati conclusi dal segretario generale dell’Ivass, Stefano De Polis, che ha rimarcato quel che può fare il settore assicurativo per lo sviluppo del paese. «Abbiamo posto al centro dell’attenzione come favorire l’offerta di valide ed efficienti protezioni ai rischi di imprese e famiglie, stimolare nuove forme di condivisione degli impegni per fronteggiare fenomeni estremi, avviare lo sviluppo di un ecosistema che sappia coniugare competizione e cooperazione, dare centralità alle esigenze del cliente».

De Polis ha poi elencato i punti del programma dell’Ivass per sostenere questo processo:

• potenziare l’azione del nostro innovation hub, costituito da tempo per promuovere la discussione con il mercato e il monitoraggio delle nuove tendenze. Oggi è formato direttamente da manager di vertice di tutti i servizi in modo da assicurare una risposta completa e rapida ai temi posti;

• lavorare, in collaborazione con Banca d’Italia e Consob, per la rapida costituzione della sandbox regolamentare nazionale, non appena emanato il regolamento Mef, con un occhio ai progetti per l’innovazione del piano Next Generation Eu;

• avviare, anche con la collaborazione delle altre autorità, esperienze in ambito suptech per consentire ai supervisori di sperimentare con il mercato le nuove tecnologie e di accedere a tool di analisi e previsione più potenti;

• proseguire l’azione con le compagnie e gli intermediari per innalzare gli investimenti in innovazione e sicurezza, migliorare l’integrazione dei sistemi, partecipare a iniziative di ecosistema, progettare e lavorare al futuro digitale. L’esperienza della pandemia ha accelerato questo processo e fatto cadere molte remore presenti in passato;

• aprire tavoli con imprese e operatori, ad esempio sulla regolamentazione e gli standard, anche in collaborazione con il settore bancario e Milano Hub; potranno essere avviati progetti di ricerca su possibili semplificazioni ed estensioni per promuovere la digitalizzazione con iniziative regolamentari e normative, sulle prassi di vigilanza nazionale e internazionale e sull’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito regtech;

• rivolgere particolare attenzione al quadro legale per garantire la certezza giuridica e l’inalterabilità dei contratti digitali che vogliamo, con il supporto delle nuove tecnologie, più sicuri ed efficienti di quelli cartacei;

• lavorare in sede Eu sulla digital strategy promossa dalla Commissione, curandone la trasposizione a livello nazionale e interpretando opportunamente gli ambiti di proporzionalità e discrezionalità previsti; in particolare, stiamo seguendo le consultazioni Eiopa sul tema dell’open insurance, avviata a gennaio, e quella prevista a breve sulla blockchain;

• indirizzare le attività di educazione assicurativa anche su tematiche specifiche del mondo digitale, avendo attenzione a differenziarle per categorie di destinatari; fra poche settimane avremo i primi risultati dell’indagine nazionale, promossa dall’Ivass con il supporto del Mise, sulle conoscenze in campo assicurativo degli italiani: ci darà una base solida e scientifica per impostare valide politiche. In questo ambito vediamo un importante ruolo degli intermediari assicurativi in grado di favorire la formazione, la sensibilità ai temi della sicurezza e l’assistenza alla clientela tramite tecnologie digitali.

Per Ivass, ha infine sottolineato il segretario generale, «è di particolare rilevanza la collaborazione con il Milano Hub della Banca d’Italia. Tale iniziativa aiuterà a fare sintesi tra il mondo produttivo, l’accademia e i regolatori. La promozione di progetti che includano l’ambito assicurativo potrà far crescere le competenze dell’istituto e fare “rete”, coinvolgendo operatori bancari, assicurativi, finanziari e tecnologici. L’augurio è di fare tutti un buon lavoro per il paese, offrendo a imprese e consumatori un esteso e valido servizio assicurativo di trasferimento e gestione professionale dei rischi che trova fondamento in concetto di mutualizzazione che mantiene la sua validità anche nel mondo digitale».

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