Rc auto: 1 automobilista su 4 rinnova solo dopo la scadenza
Rc auto: 1 automobilista su 4 rinnova solo dopo la scadenza
Rc auto: 1 automobilista su 4 rinnova solo dopo la scadenza
L’Internet of Things al servizio della protezione e della sicurezza degli automobilisti. Grazie alla partnership sottoscritta la scorsa estate con Assicurazioni Generali, Cattolica lancia sul mercato Active Live, il nuovo prodotto Auto destinato a migliorare la tutela di chi si mette al volante, con una doppia configurazione: Voice e Protect.
Il 70% dei consumatori è disposto all’acquisto di prodotti assicurativi da canali non tradizionali come concessionari auto, marketplace online, banche, agenti immobiliari e social media
Atanasio Pantarrotas, Vicedirettore Generale e Chief Financial Officer del Gruppo Cattolica Assicurazioni, ha commentato: “I risultati dei primi nove mesi dell’anno confermano la solidità del Gruppo Cattolica Assicurazioni
anche di fronte a un contesto di mercato, sociale ed economico eccezionale. Pur nell’inedito scenario che si è delineato in conseguenza della pandemia globale, al termine dei primi nove mesi del 2020 il Gruppo ha registrato un risultato operativo in sensibile miglioramento a 297 milioni di euro, con un Solvency II Ratio pari al 161% prima dell’impatto dell’aumento di capitale. Il solido andamento registrato finora ci permette di confermare
ancora una volta le previsioni di esercizio, con un Risultato Operativo atteso tra i 350 e i 375 milioni di euro. Alla fine del mese di ottobre è stato eseguito l’aumento di capitale da 300 milioni di euro riservato a Generali, passo
fondamentale per l’avvio della partnership con il Gruppo che ci permetterà di generare nel tempo ulteriore valore per i nostri stakeholder”.
La raccolta premi complessiva del lavoro diretto ed indiretto Danni e Vita1cala del 17,3% a €4.124mln prevalentemente a seguito del periodo di lockdown. Nel business Danni diretto si riscontra una flessione del 2,6% dovuta all’Auto. Il calo della raccolta Vita è pari al 24,0%.
Il combined ratio risulta in netto miglioramento al 90,0% (-5,1 p.p.) nonostante l’accantonamento per tener conto del voucher per i clienti Auto che pesa il 3,3% dei premi di competenza2. Grazie anche ad una crescita nel segmento Vita, il risultato operativo3 segna un deciso incremento del 37,5% a €297mln, portando il RoE operativo4 ad attestarsi al 10,0%.
L’Utile Adjusted5 ai 9M2020 è pari a €116mln, in crescita del 21,0% rispetto ai 9M2019 nonostante diverse svalutazioni su investimenti immobiliari (-€14mln), partecipazioni (-€5mln) ed azioni e fondi AFS(-€7mln). L’utile netto di Gruppo6 a €42mln (€84mln 9M2019) risulta in flessione rispetto all’anno precedente (- 50,5%) soprattutto a causa dell’impairment sul goodwill rilevato nel primo semestre (-€61mln).
Gestione Danni
La raccolta premi del lavoro diretto registra una flessione del 2,6% a €1.483mln.
Al risultato contribuisce per €726mln il segmento Non Auto, la cui raccolta è allineata allo scorso esercizio (+0,2%). I premi del segmento Auto si attestano a €757mln, in calo del 5,1% principalmente a causa della flessione della raccolta avvenuta nella fase di lockdown e dell’effetto delle iniziative a favore degli assicurati, tra cui il voucher. Il portafoglio polizze RCA, risulta in calo di circa 82.000 pezzi nei primi nove mesi del 2020, riduzione avvenuta prevalentemente nei primi quattro mesi dell’anno.
Il combined ratio7 passa da 95,1% a 90,0% (-5,1 p.p.) soprattutto grazie al deciso calo della frequenza legato alla minore circolazione veicolare e nonostante gli accantonamenti effettuati per far fronte al voucher per i clienti
Auto (corrispondente a 3,3 p.p. visibili nelle altre partite tecniche) e agli eventi atmosferici che hanno inciso per 7,1%, un livello ben superiore alle medie storiche, sia pure in linea con lo scorso esercizio. Il claims ratio del lavoro conservato risulta in calo al 56,1% (-9,0 p.p.) mentre l’expense ratio si attesta al 29,1%, in aumento di 0,3 p.p., prevalentemente per effetto del mix produttivo che incide sul commission ratio (+0,2 p.p). Si evidenzia che il claims ratio include l’ammontare dei sinistri legati al Covid-19 denunciati (soprattutto legati a business interruption e ad altre perdite pecuniarie).
Gestione Vita
Nel segmento Vita la raccolta del lavoro diretto è in calo del 24,0% a €2.625mln, anche per effetto della decisa decrescita durante il periodo del lockdown. Pur in un contesto di mercati finanziari decisamente sfavorevole,
le unit-linked mostrano un’incidenza del 24,4% sul totale della raccolta, quasi in linea con lo scorso esercizio.
Le nuove emissioni di polizze Vita rivalutabili con tassi garantiti pari a zero hanno favorito un progressivo ulteriore ribasso del minimo garantito medio dello stock di riserve del Gruppo, che si attesta a 0,51% (0,58% FY2019), in costante decremento come previsto dalle linee strategiche del Piano Industriale. Inoltre, la totalità delle nuove emissioni tradizionali è caratterizzata da un basso assorbimento di capitale grazie al loro ridotto profilo di rischio.
Gestione finanziaria e situazione patrimoniale Il risultato degli investimenti8 è pari a €374mln (€425mln 9M2019), scontando le svalutazioni sopra riportate (-€45mln lorde).
Gli investimenti ammontano a €32.637mln. Le riserve tecniche lorde dei rami Danni sono pari a €3.580mln (€3.704mln FY2019) e le riserve dei rami Vita, comprese le passività finanziarie da contratti di investimento, si attestano a €27.053mln (€28.003mln FY2019).
Il patrimonio netto consolidato è pari a €2.392mln al 30 settembre 2020, sostanzialmente allineato al valore del 31 dicembre 2019 (€2.351mln). L’indice Solvency II del Gruppo al 30 settembre 2020 è pari a 161%. Il ratio è
calcolato secondo la Standard Formula con utilizzo dei Group Specific Parameters (GSP) autorizzati dall’Organo di Vigilanza. Il ratio risulta in netto recupero rispetto al livello del trimestre precedente (141%) prevalentemente
grazie al restringimento dello spread sui titoli italiani (pari a -34bps sul nodo a 10 anni vs. la curva Euro Swap), e nonostante l’ulteriore discesa dei tassi risk free (-5bps il tasso Euro Swap decennale). Tale ratio non include l’effetto dell’aumento di capitale riservato di €300mln eseguito da parte di Assicurazioni Generali il 23 ottobre scorso. In base ad una stima, calcolata al 31 ottobre, l’indice Solvency II del Gruppo sarebbe pari a circa 205%; tale indicatore non tiene conto né dell’effetto potenziale dei recessi, né di quello dell’aumento di capitale in opzione già approvato e che sarà verosimilmente eseguito nei prossimi mesi.
Rete Distributiva
Al 30 settembre 2020 la rete agenziale conta 1.368 agenzie e gli sportelli di istituti bancari che collocano prodotti del Gruppo sono 5.953.
Emergenza Covid-19
Per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica in corso, business continuity e workforce protection sono state garantite attraverso l’immediata adozione dello smartworking esteso a tutti i collaboratori del Gruppo. Sono state
eseguite le attività necessarie per il ritorno in sicurezza nelle sedi operative, avvenuto nel mese di settembre con un massimo del 25% del personale in presenza, ma agli inizi di ottobre il Gruppo ha ritenuto opportuno ritornare alla modalità full smartworking in virtù della ripresa del contagio, mentre a garanzia e tutela dei clienti restano a disposizione degli stessi gli strumenti messi a disposizione negli scorsi mesi (pagamenti da remoto, vendita a
distanza Auto e Vita, Voucher Auto)
Per quanto riguarda le implicazioni sul business di Gruppo si rilevano i seguenti punti:
Prevedibile evoluzione dell’attività
Alla luce del solido andamento del risultato operativo, il CdA di Cattolica conferma la guidance indicata in data 6 febbraio 2020 e successivamente ribadita con i risultati del primo e secondo trimestre. Pertanto, la previsione
del Risultato Operativo per il corrente esercizio è compresa tra 350 e 375 milioni di euro.
Vanno comunque ricordati alcuni potenziali rischi, tra i quali l’emersione significativa di sinistri legati al Covid-19 ad oggi non noti, tra cui un forte aumento di quelli Vita (attualmente non verificatisi) o un andamento
particolarmente negativo della sinistrosità nell’ultimo periodo dell’anno.
Il risultato di utile netto di fine 2020 sarà dipendente anche da altri fattori, ad oggi non ponderabili.
Il 16 febbraio 2020 è entrata in vigore la cosiddetta RC familiare, ovvero la norma che dà ai membri di una stessa famiglia la possibilità di utilizzare per le polizze auto e moto la classe di merito più favorevole maturata su un qualsiasi veicolo del nucleo. Numeri alla mano sono molti gli italiani che ne hanno approfittato tanto che, secondo l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat*, fra chi ha rinnovato o sottoscritto polizze auto o moto nel periodo marzo-giugno 2020, quasi 1 rispondente su 3 (28%), pari a circa 2,4 milioni di famiglie, ha dichiarato di aver sottoscritto o rinnovato una polizza in questo modo.
Analizzando i dati a livello territoriale emerge che, tra coloro che hanno sottoscritto una polizza tra marzo e giugno, sono stati soprattutto i residenti del Sud e delle isole ad aver fatto ricorso all’Rc familiare (31,6%), seguiti, a breve distanza, dagli abitanti del Nord Est (29,3%). Meno propensi ad usufruire della nuova norma sono stati, invece, i rispondenti del Nord Ovest: tra questi solo il 22% ha dichiarato di averla utilizzata.
Il vantaggio offerto dalla norma è massimo soprattutto per i neopatentati e infatti, guardando alle fasce anagrafiche di chi ha sottoscritto una polizza tra marzo e giugno, il 46,9% degli assicurati con un’età compresa tra 18 e 24 anni ha dichiarato di aver utilizzato l’RC familiare. Al contrario sono i più anziani ad aver usufruito meno di questa opportunità: solo l’11,5% degli adulti con età compresa tra i 65 e i 74 anni.
Chi ha dichiarato di aver approfittato dell’RC familiare, nella maggior parte dei casi lo ha fatto su veicoli già presenti nel nucleo familiare, trasferendo la classe di merito da auto ad auto (46,3%) e da auto a moto o viceversa (45,3%); solo nell‘8,4% dei casi la norma è stata usata per assicurare un mezzo a due o quattro ruote acquistato per la prima volta.
Secondo la quarta edizione dell’indagine Coface sui comportamenti di pagamento delle imprese tedesche, condotta tra luglio e inizio agosto 2020 con la partecipazione di 753 società, le aziende del Paese cercano di incassare i pagamenti nel più breve tempo possibile.
Il COVID-19 e le conseguenti ripercussioni sull’economia globale e tedesca sono il tema centrale dell’indagine. Dallo studio emerge che le imprese tedesche sono diventate più caute nel concedere dilazioni di pagamento ai propri clienti; complessivamente, un numero inferiore di aziende concede dilazioni di pagamento, e queste ultime si sono abbreviate, in alcuni settori anche drasticamente.
I principali rischi per le imprese esportatrici sono cambiati notevolmente: il rischio più serio lo scorso anno, la guerra commerciale USA-Cina, è diventato trascurabile nell’ambito dei rischi del 2020. Tre imprese su quattro hanno indicato il COVID-19 e i suoi effetti sull’economia globale e tedesca come rischio principale, insieme all’interruzione delle filiere di produzione in seguito alla pandemia. Tuttavia, rischi come la Brexit – presente nell’indagine Coface del 2017 – non sono svaniti e potrebbero diventare ancora più pressanti con una “No-Deal-Brexit” che incombe sul 2021. Pertanto, anche con prospettive leggermente migliori per il 2021, la Germania è ben lontana dall’uscita dalla “modalità crisi”.
Termini di pagamento: la liquidità prima di tutto
1 Considerando la categoria più bassa compresa tra 0 e 30 giorni, il termine di pagamento medio minimo è di 15 giorni nel sondaggio Coface
Ritardi di pagamento: le imprese incassano più velocemente
Prospettive economiche: 2020 – un anno di incertezza
“I dati dell’edizione 2020 dell’indagine Coface sui comportamenti di pagamento delle imprese ci rivelano importanti trend”, sottolinea Ernesto De Martinis, CEO di Coface in Italia e Head of Strategy Regione Mediterraneo e Africa. “Da un lato, lo stato di crisi dell’economia nazionale, anche dovuta agli impatti della pandemia in corso, con un ricorso maggiore a termini di pagamento brevi. Dall’altro, previsioni leggermente positive per il 2021 ma con una attenzione particolare a nuovi possibili rischi, come un No-Deal-Brexit che iniziano a farsi nuovamente strada”, aggiunge De Martinis.
Metodologia:
La quarta edizione dello studio Coface sui comportamenti di pagamento delle imprese in Germania è stata condotta tra luglio e inizio agosto 2020 con la partecipazione di 753 imprese tedesche provenienti dai principali settori economici del paese2.
2 Costruzioni, trasporti, TIC, prodotti farmaceutici, chimica, distribuzione al dettaglio e all’ingrosso, imballaggi, produzione di carta, agroalimentare, legno, metalli, meccanica, tessile-abbigliamento, auto
Lo studio completo è disponibile qui: https://www.coface.it/News-Pubblicazioni/Tutte-le-pubblicazioni-di-Coface-Coface
Il Gruppo Admiral, leader nella vendita di assicurazioni auto nel Regno Unito e presente in 8 Paesi nel mondo, annuncia un utile al lordo delle imposte di 286,7 milioni di sterline per l’esercizio chiuso al 30 giugno 2020, in crescita del 30% rispetto al primo semestre del 2019.
Nei primi sei mesi del 2020 cresce anche il numero di clienti che si attestano a 7,17 milioni, con un aumento del 6% rispetto al primo semestre dell’anno precedente.
Per quanto riguarda il fatturato il Gruppo registra 1,69 miliardi di sterline, in calo del 4% rispetto allo stesso periodo del 2019, principalmente a causa dell’impatto della pandemia Covid-19.
David Stevens, Chief Executive Officer del Gruppo Admiral – che tra pochi mesi lascerà la guida del Gruppo all’italiana Milena Mondini, attuale Head of UK and European Insurance – dichiara: “Lo scorso anno avevo descritto i nostri risultati come ‘un po’ noiosi’ ma non credevo che l’alternativa fosse una pandemia globale. La nostra risposta all’emergenza sanitaria ha messo in evidenza due punti di forza chiave di Admiral: una gestione competente a breve termine e valori sostenibili a lungo termine. Ci siamo adattati rapidamente alle nuove circostanze, destreggiandoci da un modello di lavoro all’altro e comprimendo anni di apprendimento e sviluppo in poche settimane attraverso un incredibile sforzo da parte di tutti i livelli dell’azienda”.
In Italia il Gruppo Admiral è presente dal 2008 con il brand ConTe.it, specializzato nella vendita online di polizze auto e moto, che da solo rappresenta il 10% dei clienti di tutto il Gruppo. Nel primo semestre 2020, ConTe.it ha registrato un fatturato pari a 122 milioni di euro, in crescita dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2019, e un numero di clienti pari a 712 mila, in aumento del 9% rispetto al portafoglio del primo semestre dell’anno precedente.
“Nonostante l’emergenza sanitaria che ci ha travolto in questi mesi – afferma Antonio Bagetta, appena nominato Amministratore Delegato di ConTe.it – siamo orgogliosi di poter affermare che abbiamo continuato a crescere in modo profittevole. Questo risultato è stato possibile grazie a un’offerta molto competitiva che permette alla famiglie italiane di risparmiare sulla polizza auto e moto e ad un eccellente livello di servizio. Un servizio che ha saputo reagire in modo agile alla situazione grazie ad una struttura organizzativa reattiva. Negli anni abbiamo investito non solo in tecnologia ma anche in processi snelli e veloci, tutti elementi che si sono rivelati preziosi per gestire al meglio le esigenze del momento. Ringrazio il Gruppo e tutti i colleghi di ConTe.it che si sono adeguati rapidamente alle nuove circostanze dando dimostrazione di una straordinaria professionalità che ci ha permesso di essere sempre al fianco dei nostri clienti”.
Antonio Bagetta, 37 anni, ha assunto la guida di ConTe.it agli inizi di giugno ricoprendo il ruolo che è stato di Costantino Moretti, recentemente nominato Head of International Insurance del Gruppo Admiral. Con una Laurea in Business Administration alla Luiss di Roma e successivo Master of Science in Business Administration, dopo un percorso professionale in società di consulenza e multinazionali tra le quali The Boston Consulting Group, Bain&Co, Unilever e Procter& Gamble, Bagetta entra in ConTe.it nel settembre del 2014 come Business Development Manager seguendo un percorso di carriera che lo porta, pochi anni dopo, ad assumere la responsabilità di tutte le Operations e i Servizi al cliente.
Il 66% delle imprese intervistate ha dichiarato ritardi di pagamento nel 2019. Nel 2019, la durata dei tempi di pagamento è rimasta stabile a 86 giorni. Tuttavia, i settori maggiormente colpiti dalle misure di confinamento dovranno posticipare i pagamenti per poter sopravvivere nel 2020 e di conseguenza il numero delle insolvenze d’impresa è destinato ad aumentare.
Ritardi di pagamento: le imprese cinesi si preparano a un 2020 molto più difficile, poiché in alcuni settori si accumulano i rischi di liquidità.
La crescita in Cina crollerà all’1,0%, il livello più basso da 30 anni. Tenuto conto della correlazione storica tra attività economica e ritardi di pagamento, si prevede un aumento dei ritardi nel 2020.
Mentre i tempi di pagamento medi sono rimasti stabili a 86 giorni nel 2019, la percentuale di rispondenti che offrono termini medi superiori a 120 giorni è quasi raddoppiata in due anni, passando dal 12% nel 2017 al 23% nel 2019. In pratica, il 50% delle imprese intervistate ha offerto termini di pagamento superiori a 120 giorni.
In Cina, anche i ritardi di pagamento hanno subito un peggioramento nel 2019: la percentuale di imprese che ha registrato ritardi di pagamento superiori a 120 giorni ha raggiunto infatti il 37% nel 2019, ovvero 6 punti in più rispetto al 2018. Inoltre, più di un quarto delle imprese (27%) ha dichiarato ritardi di pagamento prolungati (oltre i 180 giorni) il cui ammontare supera il 10% del loro fatturato annuo. Quando questi volumi incidono in misura rilevante sul fatturato annuo, la liquidità di un’impresa può essere a rischio, aspetto preoccupante in caso di shock esogeni come nel caso del COVID-19.
Settori con il più alto rischio di insolvenza: costruzioni, trasporti, energia, automotive e TIC
Si prevede un incremento di default delle obbligazioni delle imprese e di insolvenze nei settori che hanno assistito ad un accumulo dei rischi di liquidità nel 2019. I settori in cui è più elevata la percentuale di ritardi prolungati (il cui ammontare supera il 10% del loro fatturato annuo) sono le costruzioni (30%), i trasporti (30%), l’energia (29%) e l’auto (28%). In seguito ai problemi causati dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, il settore delle TIC – tecnologie della comunicazione e dell’informazione – ha registrato l’incremento più forte dei tempi di pagamento (+12 giorni) raggiungendo i 102 giorni. Tutti i settori sono esposti a questi rischi, ma quelli entrati nella crisi in posizione di forza, con una liquidità sufficiente, hanno maggiori possibilità di restare in attività.
In effetti, le imprese potrebbero trovarsi in una posizione più debole rispetto all’anno scorso per resistere all’impatto dello shock del COVID-19: il 40% ha dichiarato di non essersi servito di strumenti di gestione del credito per limitare i rischi di liquidità nel 2019, mentre soltanto il 17% ha fatto ricorso all’assicurazione del credito.
Nota: lo studio 2020 di Coface sui pagamenti delle imprese ha interessato oltre 1.000 imprese in Cina; i dati sono stati compilati nel quarto trimestre 2019, pertanto i numeri non tengono conto dell’impatto dell’epidemia da COVID-19 sull’economia cinese.