Scenari e prodotti

Yolo Group: nomina del nuovo CdA e conferma della guida manageriale

L’assemblea degli azionisti di YOLO Group S.p.A. (“YOLO”) ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione (CdA) e i vertici manageriali della società.

Nuova partnership tra Despar centro sud e Yolo per la vendita di polizze assicurative digitali

Despar Centro Sud sigla un accordo con l’insuretech Yolo per l’introduzione di polizze assicurative.

Cyber attacchi: business interruption e calamità

Le principali cause di business interruption sono infatti i cyber attacchi, seguiti dalle catastrofi naturali, dalla pandemia e dalla disruption della supply chain.

Beni rifugio o asset rischiosi? Ecco la scelta vincente

La guerra tra Russia e Ucraina ha provocato movimenti forti, tanto per gli asset di rischio quanto per i beni rifugio. Cosa sta succedendo e come muoversi al meglio.

Il primo trimestre dell’anno si avvia alla conclusione e sarà sicuramente ricordato per la forte volatilità che ha caratterizzato i mercati finanziari.

Qualche accenno in tal senso si era già avuto sul finire del 2021, ma è stato all’inizio del 2022 che si sono manifestate, prima in forma più timida e poi più violenta, delle forti turbolenze.

Mercati finanziari: forte volatilità nel 1° trimestre 2022

Se prima a impensierire gli investitori erano stati i timori legati all’inflazione e alle mosse delle Banche Centrali in materia di politica monetaria, in seguito sono state le tensioni geopolitiche a prendere il sopravvento.

Con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, le principali asset class di investimento hanno reagito in maniera decisa, dando vita a dei forti movimenti in una direzione o nell’altra. 

Guerra Russia-Ucraina: male gli asset rischiosi, avanti tutta i beni rifugio

A essere penalizzati sono stati gli asset di rischio, sui quali si sono concentrate le vendite, complice la paura legata al conflitto e alle conseguenze dello stesso sull’economia globale, sugli equilibri politici e su diversi altri aspetti.

La fuga dal rischio è stata accompagnata da una grande riscoperta dei beni rifugio, che sono tornati alla ribalta, vista la loro caratteristica chiave di offrire una certa “sicurezza”.

Beni rifugio: cosa sono e come si muovono

I “safe heaven”, così come vengono definiti dagli inglesi, sono degli investimenti sui quali si punta quando i mercati sono in crisi o quando stanno vivendo dei momenti difficili, magari anche solo per brevi periodi.

Quanto accaduto con lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina ha messo chiaramente in evidenza che chi aveva puntato tutto sugli asset rischiosi ha dovuto fare i conti in maniera improvvisa con perdite anche pesanti, mentre chi aveva allocato parte dei propri investimenti anche sui beni rifugio è riuscito a difendersi meglio.

Investimenti: l’importanza della diversificazione

Facile intuire che il patrimonio non deve essere affidato a una sola asset class, ma è importante diversificare per massimizzare i profitti, da una parte, e ridurre i rischi, dall’altra.

L’investitore spesso non è in grado di trovare in maniera autonoma un equilibrio tra queste due componenti chiave, ma, fortunatamente, sul mercato si trovano prodotti in grado di rispondere a questa esigenza. Eccone uno che appartiene a questa categoria.

Forward Quant, una soluzione per investire in modo intelligente

Tra gli altri suggeriamo di approfondire la conoscenza di Forward Quant, la polizza vita lanciata da Forward You, compagnia assicurativa tedesca, sul mercato italiano dal 2006.

Con Forward Quant si ha la possibilità di investire in modo intelligente, grazie a un approccio tecnologicamente avanzato che sfrutta algoritmi quantitativi e qualitativi.

Forward Quant permette di cogliere con semplicità le opportunità offerte da un gran numero di asset class sul mercato globale, comprendenti sia quelle di rischio che i beni rifugio.

Azioni: l’asset rischioso per eccellenza

Quando si parla di asset rischiosi, le azioni sono senza dubbio quelle considerate tali per eccellenza.

L’investimento in Borsa espone a dei pericoli sicuramente più alti, ma, al contempo, regala i rendimenti più corposi nel tempo.

Proprio per loro caratteristiche, i titoli azionari tendono a performare bene quando il ciclo economico è in fase espansiva, mentre sono i più colpiti dalle vendite durante le turbolenze dei mercati.

Una dimostrazione di ciò si è avuta con la guerra tra Russia e Ucraina: dal 24 febbraio, giorno in cui è partito il conflitto, alcuni indici azionari sono arrivati a perdere fino a quasi il 15% del loro valore, salvo poi risalire la china dai minimi grazie alla fiducia nei negoziati in corso.

Asset rischiosi: bond, ma non tutti

Tra gli asset rischiosi troviamo anche i bond, ma non tutti, visto che in questa categoria rientrano solo determinate tipologie.

Sono considerati più “pericolosi” i titoli di Stato non “core”, ossia quelli di Paesi con un rating più basso di altri – si pensi ad esempio ai BTP in confronto al Bund tedesco.

Rispetto ai bond “tradizionali”, sono sicuramente più rischiosi i titoli obbligazionari del credito che, non a caso, offrono rendimenti ben più alti dei primi.

In questa categoria troviamo anche i titoli obbligazionari emessi dai Paesi emergenti e dalle società di queste aree geografiche, caratterizzate spesso da un rating non investment grade.  

Anche le criptovalute tra gli asset di rischio

Quando si parla di asset di rischio, non possiamo non menzionare le criptovalute, che hanno alle spalle una storia più recente di altri strumenti di investimento, ma che si caratterizzano per una elevata volatilità e per un tratto altamente speculativo.

Più di qualcuno ha parlato del Bitcoin indicandolo come l’”oro digitale”, riconoscendogli quindi il valore di un bene rifugio simile al metallo prezioso.

La storia più recente però insegna che le criptovalute, incluso il Bitcoin, che è la madre di tutte, hanno accusato ribassi pesanti al pari dell’azionario dopo l’invasione della Russia da parte dell’Ucraina.

Allo stesso modo, quando le Borse hanno avviato un recupero dai minimi, anche le valute digitali hanno iniziato a risollevarsi.  

Beni rifugio: l’oro è in prima linea

Sostanzialmente opposto il comportamento dei beni rifugio che, come detto prima, tendono a preservare il loro valore e, spesso, ad accrescerlo durante le turbolenze dei mercati.

L’oro, considerato il bene rifugio per eccellenza, con la guerra tra Russia e Ucraina si è impennato e ha guadagnato oltre 150 dollari nell’arco di circa una settimana.

Le quotazioni si sono spinte fino ai massimi storici in area 2.070 dollari, salvo poi arretrare con la stessa velocità e scendere anche fino a quota 1.900 dollari.

L’oro non è l’unico bene rifugio, visto che sono considerate tali anche altre materie prime.

Escludendo dalla lista il petrolio, che merita una trattazione separata per vari motivi, sono “safe heaven” anche altri metalli preziosi, come ad esempio l’argento e il platino.

Da non dimenticare poi alcune materie prime agricole –  si pensi ad esempio, in questo particolare momento, al grano e al frumento, su cui pesa e non poco la produzione di Russia e Ucraina, come testimoniato dall’impennata dei prezzi.

Beni rifugio: ecco i bond che rientrano nella categoria

Tra i beni rifugio troviamo anche i bond di elevata qualità, emessi cioè da Paesi che vantano una buona solidità.
Si pensi, ad esempio, ai Treasury americani o al Bund in Europa: titoli su cui puntano gli investitori in cerca di un porto sicuro, visto il rating creditizio dei paesi emittenti.  

Beni rifugio: il calo delle valute forti. Ecco quali sono

Infine, parlando dei beni rifugio non possiamo menzionare le cosiddette “valute forti”, ossia quelle che nei momenti di crisi tendono ad apprezzarsi in virtù della solidità dell’economia e del sistema creditizio del Paese di riferimento.

Rispetta questa caratteristica il dollaro, che, non a caso, ha continuato ad apprezzarsi con la crisi ucraina, spingendo il cross Eur/Usd fino a quota 1,08.

Da questa soglia è partito un recupero di oltre due figure nel momento in cui il mercato ha iniziato a puntare su un esito positivo dei negoziati tra Russia e Ucraina. 

Tra le valute forti troviamo anche lo Yen giapponese, che si sta apprezzando a grandi passi contro l’euro, e ancor più il franco svizzero, che alla fine della prima settimana di marzo ha raggiunto la parità con la moneta unica, per poi frenare un po’. 

Asset rischiosi e beni rifugio: come ottenere il meglio

Dalla rapida carrellata fatta fin qui, sicuramente non esaustiva, si intuisce facilmente che sono numerosi tanto gli asset rischiosi quanto i beni rifugio.

La scelta degli uni e degli altri e, ancor più, la combinazione degli stessi in un portafoglio tipo è una cosa tutt’altro che semplice. 

È consigliabile, pertanto, affidarsi a prodotti finanziari che permettano di avere l’asset allocation migliore per affrontare il mercato, anche nelle fasi più turbolente e difficili.

Un obiettivo che si può centrare con successo puntando su Forward Quant, la polizza vita promossa da Forward You, che consente di investire i risparmi con una tecnologia all’avanguardia.    

Forward Quant garantisce un’elevata diversificazione, offrendo un bouquet di investimenti molto ricco, con oltre 400.000 asset sul mercato globale.

Una proposta innovativa, che consente di modulare l’investimento in base alla propensione al rischio del cliente.
Con Forward Quant, infatti, si ha la possibilità di scegliere 5 profili di rischio, che si possono modificare liberamente nel tempo, a seconda del livello di garanzia del capitale al quale si punta. 

Grazie alla rilevante quantità di asset disponibili, Forward Quant trova il modo intelligente per tenere i rischi sotto controllo.

Con Forward Quant la volatilità e le turbolenze del mercato non fanno più paura, potendo contare su un investimento che attinge a una molteplicità di asset a livello globale.

 

Groupama Progetto Attivo: l’investimento su misura

Groupama Assicurazioni promuove un’innovativa Soluzione Vita con investimenti diversificati e “su misura”, grazie alla collaborazione con 4 prestigiose società di gestione

Millennial attenti alla sostenibilità della propria compagnia assicurativa

In Italia, i consumatori – soprattutto Millennial – sono molto sensibili all’attenzione della propria compagnia ai criteri ESG. L’ESG è una grande opportunità che le compagnie assicurative devono valorizzare evolvendo il proprio business model e attraverso la costruzione di un “value creation plan”.

Il settore assicurativo sta vivendo una fase di profonda trasformazione: se fino a qualche mese fa, infatti, le compagnie assicurative avevano concentrato i loro sforzi nell’evolvere la gamma prodotti di investimento includendo fondi ESG oriented, oggi sono chiamate a considerare l’ESG come un’opportunità per una concreta trasformazione della value proposition e del proprio modello operativo.

Una maggiore attenzionale alla sostenibilità

Due sono, in particolare, le ragioni dietro la spinta verso la sostenibilità del settore.

Da una parte il Covid-19 ha evidenziato l’importanza di essere resilienti nei momenti di crisi. Dall’altra, le compagnie ricevono sempre più pressioni in questo senso da diverse parti: gli investitori istituzionali, in primis. Basti pensare che entro il 2030, circa il 95% degli AUM avranno un mandato ESG. I fondi di private equity, che ormai incorporano uno screening ESG per la due diligence. Le agenzie di rating, che danno valutazioni ESG e i regolatori, che stanno concentrando i propri sforzi, sempre di più, sui rischi correlati a questi criteri”.

Rocco D’Acunto, Senior Partner in Bain & Company

Clienti e dipendenti

Tra i più importanti stakeholder che incidono sulla spinta ESG del settore assicurativo, secondo Bain & Company, ci sono clienti e dipendenti. Nel primo caso, secondo l’osservatorio Bain, c’è una correlazione molto elevata (R2 oltre il 70%) tra soddisfazione della clientela (calcolato in base all’NPS) e percezione ESG del brand assicurativo.

“In Italia, la sensibilità del consumatore sembra essere molto elevata: l’NPS dei clienti che considerano la propria compagnia assicurativa attenta ai criteri ESG risulta è pari a circa 44%, rispetto al -10%, della clientela che non ritiene la propria assicurazione compliant”, prosegue D’Acunto. “Inoltre, i Millennial riservano una grande attenzione alle iniziative ESG delle assicurazioni: l’88% di essi dichiara di essere consapevole ed informato rispetto a questi temi.”

Risorse umane

Sul fronte invece delle risorse umane: un’ambizione di tipo ESG per le realtà di questa industria permette di attrarre in azienda i migliori talenti e di trattenerli con un buon livello di soddisfazione. Gestire e portare a termine un programma di trasformazione ESG all’interno del proprio modello operativo rimane un’operazione molto complessa. Basti pensare che ad oggi, questi programmi registrano un tasso di successo pari al 4%, una percentuale tre volte inferiore rispetto agli standard. I fattori chiave di successo per questo processo sono legati alla necessità di capire che è un percorso fatto da molti traguardi intermedi, di definire una struttura progettuale dedicata con obiettivi chiari, che conti su un livello di prioritizzazione delle attività in linea con la strategia aziendale.

La trasformazione ESG è quindi un percorso complesso end-to-end, che comprende la definizione degli obiettivi generali di sostenibilità e il ripensamento dei rischi e si concretizza nel rivedere ed evolvere il proprio modello operativo, assuntivo e di business, fino a tradursi nell’evoluzione in ottica ESG della propria gamma prodotti (e servizi). La questione ESG, in conclusione, non può essere affronta dalle Compagnie solo in un’ottica di mera compliance, ma deve essere valorizzata attraverso lo sviluppo di un piano di creazione del valore”.

Marcello Pallotta, Partner di Bain & Company

Le sfide comuni

Perché ciò possa accadere, gli assicuratori devono superare alcune barriere. Un sondaggio condotto da Bain su quasi 300 aziende attive su diversi settori ha rilevato alcune sfide comuni:

  • Il 30% degli intervistati ha classificato il disallineamento organizzativo come una barriera chiave che frena i programmi ESG delle aziende;
  • Oltre il 30% delle realtà coinvolte ha affermato che ritenere responsabili le prime linee del raggiungimento di obiettivi ESG è un ostacolo alla trasformazione;
  • Il 26% delle aziende ha sottolineato di non riuscire a dare priorità agli sforzi in termini ESG.

L’assicurazione è, per natura, ESG. Nel Life Insurance, i player più avanzati stanno evolvendo la propria value proposition non solo inserendo nella componente investimenti fondi ESG, ma anche incrementando il peso della componente protection più evoluta, con una gamma di servizi avanzata e con nuovi criteri di assicurabilità per contrarre il protection gap sulla popolazione sottoassicurata. Anche nei confronti delle imprese si stanno sviluppando tra le compagnie assicurative centri di advisory e bundling di prodotto, dedicati a sostenere il cliente nel percorso di transizione e decarbonizzazione. Su questi temi sarà imprescindibile fare leva sulle reti distributive – le banche, ma anche gli agenti – come partner chiave nell’evoluzione dell’offerta per il cliente”.  

Marcello Pallotta, Partner di Bain & Company

Visori VR: crescono gli infortuni domestici

Secondo l’indagine di Aviva svolta nel mercato britannico, il costo medio generato a seguito di richiesta d’indennizzo causato da visori VR si aggira intorno ai 780 euro.

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L’intelligenza artificiale sta cambiando profondamente il mondo degli investimenti: che succede? Quali i vantaggi per i clienti?

Cyber attack e Covid-19

Cyber attack, interruzione dell’attività e catastrofi naturali sono i primi tre rischi percepiti nel business a livello globale. La pandemia perde posizioni poiché la maggior parte delle aziende si sente meno preoccupata e più preparata ad affrontare eventuali futuri casi.

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